Corpi, acque e ambiente costruito nella transizione ecologica. Ripensare la balneazione in città.
Alba Balmaseda Dominguez Università Roma Tre
New plazas and parks provide water in all sorts of forms: waterfalls, waterwalls, rapids, sluiceways, tranquil pools, water tunnels, meandering brooks, fountains of all kinds. In only one major respect is something lacking: access. William H. Whyte
Già negli anni ’80 William H. Whyte segnalava come negli spazi pubblici contemporanei mancasse un aspetto essenziale: la possibilità d’immergersi nelle diverse forme d’acqua. Oggi questa affermazione assume una dimensione ecologica, poiché architetture e pianificazioni urbane che contemplano tale possibilità possono costituire un efficace dispositivo di raffrescamento sostenibile, soprattutto se accompagnate da strategie di adaptive reuse (AR), blue-green infrastructure (BGI) e Nature-Based Solutions (NBS). In questa prospettiva, la presenza dell’acqua nello spazio pubblico non solo contribuisce a mitigare l’effetto isola di calore urbana, ma anche a promuovere condizioni di benessere climatico e sociale.
Durante le ondate di calore si moltiplicano gli immaginari di corpi che si immergono nelle acque urbane italiane per alleviare il caldo, rendendo questa pratica sempre più comune. Ma come possono l’architettura e l’urbanistica sostenere questa necessità? E quali strumenti possono garantirne una gestione sostenibile?
Diversi esempi mostrano come questa dimensione possa essere incorporata nella città e offrire spunti utili per contesti diversi. In termini di AR, politiche municipali come quelle di Basilea consentono ai cittadini di bagnarsi nelle fontane. Architetture effimere come Urban Spa a Chihuahua (2015) o Roundabout Baths a Logroño (2023) dimostrano come spazi in disuso possano trasformarsi in rifugi climatici. Il Beach Party di Dallas (1984) riconvertì per un giorno una fontana civica in una spiaggia urbana, anticipando esperienze europee come North Beach a Bruxelles (2018). In chiave di BGI, la Keller Fountain a Portland (1970) rappresenta un nuovo concetto di fontana-paesaggio che invita alla balneazione pubblica. Infine, Of Soil and Water a Londra (2016) combina NBS e pratiche collettive di balneazione.
Questo contributo, parte di una ricerca di dottorato sul bagno urbano come pratica spaziale, e si concentra non sulle acque naturali (fiumi, laghi o mari) ma su quelle che fanno parte dell’ambiente costruito come dispositivi architettonici e sociali di adattamento climatico. L’indagine mette al centro l’acqua come materia progettuale e lo spazio pubblico come luogo di transizione ecologica.