Forestazione urbana e mitigazione climatica: il caso studio di Ponticelli
Daniela Buonanno
Università degli Studi di Napoli Federico II
Il quartiere di Ponticelli, a Napoli, costituisce un laboratorio emblematico per interrogarsi sul ruolo del progetto architettonico e urbano nella transizione ecologica e nella mitigazione degli effetti climatici. In questo contesto, l’attuazione dei programmi di forestazione urbana promossi dal PNRR mette in luce le potenzialità ma anche le criticità di un approccio prevalentemente quantitativo e standardizzato. L’iniziativa, che prevede la piantumazione di circa 8.000 alberi nella Spina CIS, si inserisce in un tessuto densamente abitato e segnato da fragilità sociali, proponendo una rigenerazione che punta a ridurre l’inquinamento atmosferico e a contrastare le isole di calore urbano. Tuttavia, la rigidità dei parametri tecnici – come la densità minima di 1000 alberi per ettaro – rischia di generare “isole verdi” poco integrate, difficilmente gestibili e potenzialmente in conflitto con le esigenze di servizi e spazi di prossimità del quartiere.
Il caso di Ponticelli è parte della ricerca PRIN The Right Tree in the Right Town. Urban Forestry for People in Naples and Palermo (RightTT), che indaga gli effetti spaziali, ambientali e sociali della forestazione urbana, mettendo in evidenza la necessità di approcci multidisciplinari e flessibili. L’esperienza dimostra come la mitigazione climatica non possa prescindere da una visione progettuale capace di coniugare dati ambientali, modelli climatici e specificità socio-spaziali. Più che un semplice intervento tecnico, la forestazione urbana diventa un dispositivo culturale e relazionale: non soltanto risposta bio-centrica alla crisi ecologica, ma anche opportunità per costruire nuove forme di comunità e coesione sociale.
La qualità e la resilienza di questi spazi dipendono dal coinvolgimento attivo degli abitanti, dalla definizione di strategie di manutenzione a lungo termine e dall’integrazione con infrastrutture e servizi urbani. Ponticelli, come spazio “in transizione”, mostra i limiti dei modelli top-down ma apre la strada a metodologie progettuali alternative, fondate su micro-interventi diffusi, pratiche partecipative e soluzioni adattive. In tal senso, il progetto architettonico e urbano si configura come strumento capace di gestire la complessità, superare la dicotomia tra natura e città, e orientare i processi di trasformazione verso scenari climaticamente consapevoli e socialmente inclusivi.