Roma: Progetto di mitigazione climatica e abitabilità urbana
Maria Medushevskaya
Che cosa rende una città davvero abitabile? È la sua capacità di far convivere tempi passati e futuri, la dimensione simbolica e la vita quotidiana, visione e concretezza. Roma, più di ogni altra, incarna questa tensione: non è soltanto una città, ma un palinsesto complesso di memorie, esperienze e pratiche, capace di proiettare nel tempo e nello spazio una rete di immagini, racconti e percezioni.
Come scrive Marina Formica (Roma, Romae, 2019), “Roma [...] resta anche una città ‘normale’, il luogo di quel reticolo di relazioni, culturali, politiche, economiche e antropologiche, che rende ogni spazio urbano uno spazio dinamico, vitale”. Eppure, come ricordava Italo Insolera (2011), la città reale resta spesso invisibile, ignorata nelle sue relazioni con l’ambiente e nella vita di chi la abita.
Oggi questa distanza tra rappresentazione e realtà si manifesta anche nella difficoltà di affrontare la crisi climatica: Roma registra 23 giorni l’anno con temperature oltre i 30 °C e un’intensità dell’isola di calore urbana che può superare i +4 °C nei quartieri centrali, contro valori più bassi nelle aree periurbane (Asdrubali et al., 2022; #mapparoma36). Questa disuguaglianza termica riflette una città frammentata, segnata da impermeabilizzazione e scarsa ombra, dove le fasce più vulnerabili subiscono le condizioni ambientali peggiori.
Una possibile risposta risiede nel rafforzamento del sistema del verde urbano, che copre oltre il 60% della superficie comunale ma resta disconnesso e poco accessibile. Roma conserva tuttavia una vitalità diffusa: vegetazione spontanea, orti informali e margini fluviali rivelano una natura “umanizzata” che, come scriveva Christian Norberg-Schulz (1979), porta la natura vicino e genera appartenenza in uno spazio vissuto e familiare.
Riprendere questa lezione significa riconoscere che il rapporto tra forma urbana e suolo, tra costruito e naturale, può diventare la chiave per una transizione ecologica intesa come progetto culturale. Per farlo, diventano strategici non solo gli interventi sulle grandi strutture paesaggistiche, ma anche le azioni minute e diffuse che trasformano i vuoti e gli spazi residuali. È nell’intreccio tra pratiche diffuse e interventi strutturali che il progetto può assumere un ruolo operativo nella mitigazione climatica, agendo come dispositivo di connessione tra ecologia, abitabilità e spazio pubblico. È in questa prospettiva sistemica che la transizione ecologica può diventare progetto culturale e urbano, un processo capace di rendere Roma di nuovo visibile e abitabile.
Bibliografia
Asdrubali, F. et al. (2022). Analisi dell’isola di calore urbana di Roma. Università degli Studi Roma Tre, Dipartimento di Ingegneria.
Formica, M. (2019). Roma, Romae. Una capitale in età moderna. Roma: Carocci.
Insolera, I., Berdini, P. (2011). Roma moderna. Due secoli di storia urbanistica. Torino: Einaudi.
Norberg-Schulz, C. (1980). Genius Loci: Towards a Phenomenology of Architecture. New York: Rizzoli.
#mapparoma36 (2022). Dati e mappe su isole di calore e disuguaglianze climatiche a Roma.
Mercer (2024). Quality of Living City Ranking 2024. Mercer Human Resource Consulting.