Paesaggi archeologici e Just Transition. Strategie di mitigazione climatica tra progetto urbano e patrimonio

Valerio Tolve
Alberto Celani
Giovanni Castaldo
Politecnico di Milano

Nei paesaggi e nelle città contemporanee, i siti archeologici sono luoghi di discontinuità — fisica e concettuale — nei quali si manifesta tanto la fragilità delle rovine quanto il labile ruolo dell’architettura contemporanea, che fatica ad affermarsi. Gli attuali modelli operativi sono infatti orientati prevalentemente alla conservazione, ma non risultano efficaci nel superare tale discontinuità né, soprattutto, nell’affrontare e risolvere le sfide imposte dal cambiamento climatico.

Queste considerazioni costituiscono la base della ricerca “Building social value beyond conservation. A wider approach to Historical and Cultural Heritage”. Riconoscendo il patrimonio come potenziale catalizzatore per la just transition — oltre che come fattore di coesione sociale — l’obiettivo è riattivare sinergie latenti, sovrapposte nella stratificazione storica, capaci di ricomporre l’antinomia tra oggetto e contesto attraverso gli strumenti propri dell’architettura, riaffermandone ruolo e senso anche nei processi di messa in valore del patrimonio.

Questo punto di vista, che storicamente è stato alla base di esperienze come la colonizzazione in Magna Grecia o la costruzione di Villa Adriana — stabilendo legami mnemonici tra essere umano e ambiente e definendo una precisa identità culturale attraverso la costruzione e la cura di luoghi “analoghi” alla madrepatria o ai luoghi di elezione — può rappresentare oggi uno strumento attivo e qualificante nella gestione della transizione energetica e nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Ciò risulta particolarmente rilevante nei contesti archeologici urbani o periurbani, luoghi di transizione fisica tra natura e artificio, tra urbano e rurale.

Le recenti esperienze di Paestum (2024–2025), Pompei (2022–2023) e Villa Adriana (2018) hanno interpretato il sedime archeologico come un fatto architettonico unitario, connotato da una precisa forma architettonica che, pur nella sua autonomia, rimane suscettibile di stabilire relazioni con il paesaggio oltre il mero confine amministrativo. Negli ambiti di dissolvenza prossimi a questi contesti sono state sperimentate forme di costruzione del paesaggio che superano le tradizionali esigenze estetiche e agronomiche, intrecciando disegno urbano, approccio scientifico, conoscenza e innovazione tecnologica, con l’obiettivo di riconciliare il rapporto tra patrimonio e ambiente — artificio e natura — e di contribuire al benessere e alla qualità ambientale, fisica e immaginifica dei luoghi.